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centovetrine...

Il giorno, quando la luce del sole toglie spessore allo stato delle cose e crea solo false prospettive e ombre accettabili, io sono una specie di automa, obbligato a confondermi tra gente che sento così diversa da me. Paura, sorrisi falsi, denti a sciabola che mandano lampi di luce.
Paura...e la lotta folle per ascoltare i sogni degli altri. Ma i sogni sono anche in me, urlano, li vedo quasi, so che esistono anche nella realtà. Possono esistere, "devono" esistere.
E' così fragile un sogno, una piccola porcellana, un elegante e sottile bicchiere di cristallo è più forte e resistente di un sogno. E' così facile rubare un sogno, un sorriso, una carezza, una calda notte d'amore e il sogno viene carpito, stracciato, cambiato, insultato...tradito.
Vivo come in un aeroporto, le poltroncine rigidamente razionali, le attese, i simboli che sintetizzano il mondo reale scorrono veloci..."E' severamente vietato appoggiarsi ai finestrini"...ma lo è anche rubare i miei sogni. La gente intorno a me; una donna che si ritocca il trucco, una madre che insegue il figlio, una coppia che ostenta il segreto del nuovo amore, un uomo grasso che si fruga di nascosto il naso.
Un albergo, uguale a tanti altri. Deferenza pagata con carta di credito. Le stesse frasi recitate in mille lingue. Efficienza da sala operatoria..."Nulla da dichiarare?"
Si signor agente: tanti anni di speranze, 10, 100 vite di sogni, lo sguardo pieno di fiducia di un bambino, il ricordo bruciante delle mie sconfitte, la gioia per aver costruito un bellissimo castello di sabbia portato poi via dal mare, un bellissimo aquilone che ho regalato al vento e al sole, la mia stanchezza, il desiderio a volte di morire e insieme quello di vivere ancora un giorno in più.
La notte è in me, cammino su marciapiedi umidi, mi appoggio ad un ipotetico bastone e sento il “toc” di un vuoto infinito sotto l'asfalto. L'odore della notte riempie le mie narici, i gas di scarico, i profumi da pochi soldi, il peccato, il sesso con i suoi ansimi e i suoi gemiti, gli incubi, il pianto di un bambino e l'odore sonnolento di un seno che allatta. Un caffè semivuoto, un bicchiere leggermente scheggiato in cui naviga una birra oleosa. Un ubriaco che ha scoperto la verità fondamentale della vita...peccato che domani, al sorgere del sole, l'avrà già scordata.

Insegne che si accendono e si spengono. Una vetrina illuminata, i manichini guardano altrove, stanchi per un'intera giornata di gentile complicità. Vedo il riflesso del mio volto, spettrale tra i colori dei vestiti e delle carte colorate. Mi guardo...appoggio la mia mano al vetro e avvicino la faccia. Di fronte a me una mano si poggia alla mia e un'altra faccia mi scruta.
Fisso i miei occhi, le rughe che li circondano e vedo un uomo con la disperata voglia di essere un bambino.

 

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