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spigolature |
marcomarzilli.it |
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autore & ricercatore storico |
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nascita e infanzia... Faceva caldo quel 14 agosto del 1963 a Ceprano, un piccolo centro della provincia di Frosinone, mentre davo a mia madre Teresa il primo segno tangibile della mia esistenza: i dolori del parto. Mio padre Rocco, Capostazione nella locale tratta Roma-Napoli, probabilmente aspettava fuori con mio fratello Nicola (di otto anni più grande di me) e immagino la loro faccia quando l’ostetrica si affacciò dalla porta della sala d’aspetto con un sorriso: “E’ un maschietto ed è già antipatico!” Non ho mai saputo se, dopo mio fratello, i miei volessero una femmina. Non l’ho mai chiesto…e forse è stato meglio così. Di certo mi ritengo fortunato per non aver dovuto provare un giorno gli stessi dolori che stavo regalando a mia madre in quel momento. La mia è stata un’infanzia scandita dagli orari dei treni (dato il lavoro di mio padre, abitavamo in una stazione ferroviaria) che oggi avrebbe fatto impallidire qualunque genitore: non esisteva infatti alcuna recinzione o barriera che isolasse gli abitanti del mio grande palazzo dalle rotaie e ricordo che i miei giochi si svolgevano a pochi metri da treni sferraglianti che passando muovevano l’aria. Comunque sia, nessuno tra me e i miei compagnucci di allora è mai andato a finire sotto le rotaie…e questo credo sia il primo grande risultato raggiunto nella mia vita. Di fronte alla stazione c’era un solo bar che fungeva anche da alimentari per i bisogni dei residenti locali. Veniva chiamato da tutti “Fastidio”, ma ora che ci penso non ho mai saputo perché. Ricordo però che faceva ottimi panini con la mortadella da portare a scuola (distante poche decine di metri) o da mangiare dopo la messa della domenica (vicinissima). Il profumo di quella mortadella non l'ho mai più incontrato nella mia vita...probabilmente è volato via per sempre assieme a quegli anni epici. Il mio universo insomma orbitava in un quadrato di circa 500 metri per lato, nel quale c’era tutto: scuola, chiesa, alimentari, tabaccaio. Le poche volte che mi allontanavo mi sentivo come Armstrong quando stava per andare sulla Luna. C'era un servizio pullman privato (formato da un solo mezzo) che faceva la spola tra la stazione e il centro di Ceprano: il biglietto costava 50 lire e ricordo che c'era una signora anziana (chiamata "Mariuccia") che faceva la bigliettaia...l'autista era suo figlio. Rimasi in quella “enclave” ferroviaria (la stazione distava e dista tuttora circa 3 km dal centro, che a quel tempo equivaleva alla distanza ce c'è tra Londra e Tokio) fino all’età di 11 anni, poi ci trasferimmo al centro del paese in quanto avevamo acquistato una nuova casa. Purtroppo poco dopo mio padre venne a mancare e così ci ritrovammo soli. Di lui mi rimangono ricordi indelebili a cui spesso faccio ritorno e, probabilmente, devo proprio a lui il mio amore per la storia.
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