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IL MONDO SECONDO ME

 

la vita di ognuno di noi è fatta, oltre che di gesti, anche di pensieri e riflessioni. Io sono spesso preda di riflessioni, ma non perchè mi senta un insicuro o ami soffermarmi troppo sull'andamento della mia vita. Piuttosto, ciò che amo è analizzare i fatti di cui sono protagonista o dei quali avverto l'eco dai media, al dine di plasmarli al mio modo di pensare.

Non sempre ne esce qualcosa di "reale" o coerente, ma il semplice fatto di manipolare i pensieri è forse la più alta forma di creatività.

 

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MONDI PARALLELI

E' strano...vivi la tua vita di tutti i giorni come scorrendo un puzzle fatto di vari tasselli: il lavoro e le sue angustie, la palestra, gli amici, gli hobbies. Poi...crack...qualcosa si rompe, ecco che improvvisamente qualcuno di molto vicino a te ha bisogno di un intervento chirurgico abbastanza delicato ed è come se tu varcassi il cancello di un'altra dimensione...un mondo che sapevi esistere, ma nel quale pensavi (e speravi) di non dover mai entrare.

Allora percorri quei corridoi, quelle sale d'attesa che in milioni prima di te hanno percorso...ma stavolta sei TU che le percorri...sei TU che ti siedi su un'anonima poltrona di finta pelle rossa in attesa che un medico venga a dirti cose che ha già detto a quei milioni di persone che sono state sedute lì prima di te.

Sui muri, disegni di bambini...frasi spensierate inconsapevoli del reale motivo per cui si viene lì e, su in cima, una particolare, ricavata ritagliando le lettere nel cartoncino colorato: "Noi qui stiamo benone".

Sorrido...ma è un sorriso amaro e pieno di speranza al tempo stesso: "Bambini...spero ce l'abbiate fatta tutti, indistintamente...ricchi, poveri, italiani, stranieri, figli di immigrati...tutti, nessuno escluso".

Ho accompagnato mia madre in ospedale alle 7,00 del mattino...e mi ha quasi ucciso il vederla vagare insieme a me, in quel freddo e buio tunnel di ingresso, con la sua valigetta in mano dove dentro ha messo tutte le sue cose con quell'ordine maniacale che la contraddistingue. Nel suo sguardo perso in quell'ambiente nuovo, la voglia di incontrare il mio che le desse coraggio...e io le ho dato coraggio, o almeno ci ho provato.

Ho guardato le facce della gente e ho visto centinaia di occhi...occhi di speranza, di rassegnazione, di dolore...occhi che ti guardano ognuno con un'espressione diversa dagli altri, a seconda del viatico a cui i corpi ai quali appartengono sono stati sottoposti.

Pazienti, parenti dei pazienti...siamo entrati a far parte di questa compagnia teatrale della vita, dove ognuno recita il suo ruolo, la sua parte...e dove tutti vorrebbero una sola cosa alla fine: un applauso, perchè se alla fine dello "spettacolo" un applauso sarà, allora vorrà dire che ce l'hai fatta...anche stavolta mamma... madre mia, tu che mi hai dato la vita e a cui la vita chiede ora l'ennesima prova di forza, di coraggio.

Lunedì ci sarà l'intervento...e mi accorgo solo ora che forse non ti ho mai detto abbastanza che ti voglio bene.

 

marco marzilli 2013 © all rights reserved